Post leggero per un periodo pesante (atmosfericamente, lavorativamente, personalmente, ecc.).
Un simpatico utilizzo dei CSS e dei vecchi frames per vedere Google sotto un aspetto un po’ diverso.
Link: www.unevengoogle.com

E’ possibile velocizzare l’avvio di Windows 7 se si dispone di un processore multi-core (la quasi totalità dei desktop moderni è così).
All’avvio, infatti, normalmente viene utilizzato un solo core per caricare il sistema operativo e i programmi in esecuzione automatica ma utilizzandoli tutti (2 o 4 o 8, fisici e logici, a seconda dell’architettura) la velocità di caricamento del sistema aumenta sensibilmente.
Per fare ciò si deve fare come segue.
- Da Start digitiamo msconfig
- Nella scheda Opzioni di avvio clicchiamo su Opzioni avanzate
- Mettiamo la spunta su Numero di processori
- Dal menù sottostante selezioniamo quanti processori coinvolgere all’avvio (mettiamoli tutti)
I miglioramenti si possono misurare anche nell’ordine di una diminuzione del 50% nel tempo di avvio.
Per misurare le velocità di avvio di Windows 7 possiamo fare riferimento ai programmi citati in quest’altro post.
Alcuni spyware li installiamo inconsapevolmente perchè si trovano all’interno di pacchetti software free.
Spesso non ci fermiamo a leggere che l’installazione del freeware che abbiamo scaricato comprende altre installazioni.
Una di queste può essere “Elite toolbar” chiamata anche “El. toolbar” che offre sì servizi di ricerca ma è anche un fastidioso spyware/trojan assai ostico da eliminare completamente.
GSA è una softwarehouse tedesca che ha sviluppato un tool che serve speicificamente per rimuovere “Elite toolbar”.
Link: El Toolbar Killer
Non sono d’accordo con lo sciopero dell’informazione contro la legge bavaglio. E’ un controsenso.
Ripropongo un post del mese scorso dove ho già parlato dell’argomento. Ci sono testi e link utili.
Da l’Espresso
Le proteste sollevate contro la legge bavaglio, online e offline, continuano a raccogliere adesioni e a sortire effetti. Anche grazie alla sollevazione generale è infatti stato annunciato il ritiro del famigerato emendamento 1707, già soprannominato “salva-pedofili”
Berlusconi ha deciso di blindare il ddl intercettazioni, ma le proteste sollevate contro la legge bavaglio, online e offline, continuano a raccogliere adesioni e a sortire effetti. Anche grazie alla sollevazione generale è infatti stato annunciato il ritiro del famigerato emendamento 1707, già soprannominato “salva-pedofili”.L’emendamento in questione evitava l’arresto in flagranza per chi commetteva reati sessuali “di lieve entità” sui minori. Il documento (a questo indirizzo l’integrale ) presentato da sette senatori tra cui Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello era riuscito, in appena venti parole, a scatenare una protesta generale. Tra le voci alzatesi contro il provvedimento anche il Popolo Viola (leggi) che segnalava il carattere nascosto dell’emendamento tra i tanti documenti collegati a una legge che si occupa di tutt’altro.
Passato il pericolo del 1707, resta però tutta la Legge Bavaglio che, nei piani del governo, deve essere approvata a colpi di fiducia entro la fine di luglio. I gruppi e i siti nati su Internet e nei social network continuano a veder crescere i loro numeri, con la petizione di “No Bavaglio” (nobavaglio.adds.it) arrivata ormai alla soglia delle 200 mila firme, ma restano allerta anche ValigiaBlu (www.valigiablu.it) e il già citato Popolo Viola.
Per quanto riguarda le proteste “fisiche”, davanti alla sede del Senato è stato organizzato un presidio da parte del sindacato della Polizia Silp-Cgil a cui ha partecipato anche una delegazione del sindacato dei giornalisti della Fnsi. Proprio l’Fnsi ha aperto un blog speciale per manifestare contro un’informazione al guinzaglio (fnsi-libera-informazione.blogspot.com). L’associazione nazionale dei Magistrati ha invece confermato lo sciopero del primo luglio ed ha annunciato assemblee e mobilitazioni per tutto giugno (http://www.associazionemagistrati.it/articolo.php?id=2006).
Da Libertà è Partecipazione su Facebook
Il DDL Alfano che imbavaglia la cronaca giudiziaria e riduce il potere delle intercettazioni, non ha subito grandi modifiche. Quindi la norma che obbliga i blogger a pubblicare una rettifica relativa al contenuto di un post, entro le 48 ore successive alla pubblicazione on line, è rimasta intatta. Ci sono due emendamenti che puntano a svotare questo aspetto della norma ma non risulta siano stati recepiti. Ciò significa che, se nelle prossime settimane venisse approvato il DDL Alfano, scatterebbe la museruola anche per i blog.
Da Circolo Italia dei Valori Imperia
Al centro della censura sarà soprattutto chi – come molti di voi – scrive notizie in rete. Perché con queste nuove norme tutti i siti (anche quelli amatoriali e non registrati come testate giornalistiche) diventano come i giornali, soggetti quindi all’obbligo di rettifica regolato dalla “Legge sulla stampa”.
Qualsiasi persona che sarà citata su un sito o blog potrà fare richiesta di rettifica: in questo caso, il blogger “deve pubblicarla entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. Per chi non rispetta tempi e modi previsti, la sanzione non è irrisoria: si rischia una multa fino a 12.500 euro.
Questo vuol dire che dietro un blog o un sito amatoriale deve sempre essere disponibile qualcuno per pubblicare la rettifica. Il blogger non può andare più in vacanza, assentarsi il fine settimana, decidere di prendersi un periodo di pausa dalla rete.
Oppure ci si immagina che dietro ciascun portale – anche amatoriale – ci sia sempre una redazione. È la tomba della libertà di informazione in rete. Soprattutto ora che si è visto che grazie a Internet si possono creare mobilitazioni importanti, senza la necessità di grandi risorse economiche o dell’appoggio dei grandi giornali.
Da Blogosfere
.. se mi volete segnalare altri link significativi…
I rootkit sono stati la dannazione di molti utenti di pc che credevano di essere al riparo delle minacce per il solo fatto di utilizzare un buon antivirus.
Dal sito di Trend Micro:
Un rootkit è una tecnologia adottata dalle minacce informatiche per impedire rilevamenti e rimozioni. In generale i rootkit sono confinati su un singolo sistema e utilizzano diverse tecniche per alterare il settore di avvio, il codice del kernel o le applicazioni di un computer. Queste alterazioni, a loro volta, consentono alle minacce di agganciarsi al sistema e rimanere nascoste nei browser e nei registri.
Benché la terminologia sia nuova, i rootkit esistono dai tempi del sistema operativo DOS, dove erano noti come tecnologie stealth.
I rootkit quindi possono essere di difficile rilevazione.
Specialmente gli antivirus gratuiti non sempre riescono a rilevarli e cancellarli. Serve, quindi, un prodotto specializzato che sa dove cercarli e riconoscerli.
Ecco qui RootKitBuster da Trend Micro. Software superspecializzato che non si installa (lavora quindi all’interno della RAM) e che permette una scansione totale del computer.
Le opzioni di scansione sono quelle che si possono vedere qui sotto.
Il consiglio è di selezionarle tutte anche se questo porterà ad un tempo di scansione anche di più di un’ora (provato su un hard disk da 500 MB).
Alla fine della scansione si avrà un elenco dei rootkit trovati. Essi si potranno selezionare e cancellare.
RootkitBuster non funziona con i sistemi operativi a 64bit.
Link: RootkitBuster




