Tre libri di politica: la rivoluzione, la cura e la cura rifiutata

In un breve arco di tempo mi sono ritrovato a leggere tre libri accomunati solo dal sottile filo della politica.
Il primo è stato “1917 Ottobre Rosso – la rivoluzione russa: i fatti, i protagonisti, il mito” scritto a più mani ma curato da Antonio Carioti  ed edito da RCS (uscito in abbinamento al Corriere della Sera).

Ammetto di essere stato spinto a leggerlo per colmare una mia lacuna riguardante i fatti dell’ottobre 1917. Conoscevo a malapena la storiella ufficiale: il primo tentativo di rivolta nel 1905, l’ascesa dei bolscevichi e di Lenin, la vera rivoluzione del 1917 e la cattura della famiglia imperiale dello zar Nicola II.
Quello che non conoscevo sono stati i lunghi anni di guerra civile, la lotta interna tra bolscevichi, menscevichi e altre fazioni, la diffidenza di Lenin verso Stalin e i profili di tanti comprimari che hanno reso questo pezzo di storia molto più sfaccettato e interessante di quanto certa storiografia dei libri di scuola voglia far credere.

Il secondo è stato “Putin. Vita di uno Zar” di Gennaro Sangiuliano. Biografia dell’uomo che sta monopolizzando la vita politica russa da venti anni a questa parte.
Pur essendo una narrazione a tratti fin troppo benevola nei confronti di questo nuovo Zar, si aggiungono molti nuovi elementi alla comprensione del personaggio Putin e di come il suo successo sia dovuto anche alla particolare essenza della cultura russa.
Come direbbe qualcuno: “L’uomo giusto (coi metodi giusti) al momento giusto”.

 

Il terzo è stato “Avanti. Perchè l’Italia non si ferma” di Matteo Renzi, la narrazione dei suoi mille giorni di governo. Un libro che va un po’ a sprazzi e che, forse, è stato scritto in momenti diversi. In certi casi ti prende e ti convince, in altri si dilunga in quelle che sembrano giustificazioni di alcune scelte politiche.
Al di là di simpatie e antipatie (inspiegabili quando si deve giudicare un politico per quello che ha fatto), il governo Renzi è stato sicuramente quello più attivo (gli 80 euro, le unioni civili, il rilancio dell’economia e del lavoro) ma non ha saputo parlare alla pancia del paese.
E’ possibile che concedendosi a qualche populismo avrebbe tolto il terreno sotto ai piedi a Lega e M5S.

Di questi tre libri mi rimane la convinzione che ogni periodo storico esprime fatti e persone che non potrebbero esistere in altro luogo e tempo.
C’è chi vorrebbe un Putin in Italia, c’è chi ancora si augura una sollevazione del proletariato e chi fa affidamento alle coscienze e al buon senso degli italiani.

Nell’anno del Signore 2018 non possiamo che meritarci un M5S al governo superati in populismo dai loro alleati leghisti.
Verranno tempi migliori ma dovranno uscire da italiani meno logori e superficiali.

Sergio Gandrus

Da marzo 2018 lavoro come Technical Manager presso PayClick
Programmo in ambiente LAMP e Angular 6.
Realizzo app mobile con Ionic Framework.
Sono papà e marito. Nel (poco) tempo libero mi piace leggere, il buon vino e viaggiare.

Ah, questo blog ha cambiato uso

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