La Silicon Allee è sbucata dalle macerie del muro

Negli ultimi cinque anni la capitale tedesca sembra esser diventata la meta preferita di start-up e giovani professionisti: sono programmatori php, programmatori Java, programmatori C, programmatori Html, graphic designer e web designer e vengono da tutti gli angoli del globo.

La tendenza ad investire nelle start-up, giovani imprese attive nel campo dell’Hi-Tech è ormai da qualche anno in forte aumento. Gli aspetti pragmatici a favore sono senz’altro l’aumento delle possibilità di accesso a Internet, che significa più bisogni online da coprire, le barriere d’entrata relativamente basse, dato che rispetto ai business tradizionali una start-up ha bisogno solo di un domain e magari un piccolo ufficio, e il numero ridicolo di impiegati necessari, molto spesso inferiori alla decina. Scegliere di investire in una start-up però non è solo questione di soldi, spesso investire in una start-up è la naturale conseguenza di un colpo di fulmine per l’idea innovativa alla base della giovane impresa, sopratutto dato che se è vero che il business può rivelarsi una miniera d’oro, è anche vero che può finire in un buco nell’acqua.

Se l’impero delle start-up della digital economy è sempre stato nella Silicon Valley, negli ultimi tempi si è cominciato a parlare della Silicon Allee berlinese, infatti Berlino che è sempre stata povera anche se sexy (Arm,aber sexy), comincia ad essere sempre meno povera seppur sempre sexy.

Qualcosa sta succedendo nella capitale tedesca post unificazione , città storicamente creativa e innovativa, crocevia di culture provenienti da 195 paesi,che continua ad attrarre i talenti giovani e giovanissimi esperti dell’economia digitale. Dai programmatori ferrati nelle tecnologie più innovative ai web o graphic designer, l’offerta di giovani ed entusiasti liberi professionisti è ampia e a basso costo, il che è un chiaro segnale che lo scenario europeo delle start-up si è decisamente spostato da Londra a Berlino, che si è guadagnata il titolo di mecca delle start-up (der Spiegel) e prima meta delle start-up (Techcrunch).

Ma cosa fa di Berlino la meta prediletta delle start-up? Per cominciare è bene ricordare che la Silicon Allee si trova in Germania ma parla inglese, l’inglese e il tedesco si intrecciano in ogni angolo della città che ospita un’impressionante melting pot di culture. Inoltre sebbene si possa considerare una città dall’intenso passato storico, scenario di molte spy stories ambientate durante la Guerra Fredda , Berlino è senza dubbio una città giovane. Sin dalla riunificazione, solo una ventina di anni fa, la città è sempre stata in continua evoluzione, se infatti è vero che a Francoforte ci sono i soldi e in Baviera l’industria pesante, a Berlino c’è l’arte e lo spirito d’innovazione oltre che la cultura. Certo la mancanza della classica industria tedesca a Berlino significa meno posti di lavoro, salari più bassi ma anche affitti meno costosi, il che calza a pennello agli artisti squattrinati e perchè no anche alle start-up.

E se le prime start-up berlinesi nascevano sulla falsa riga delle startup statunitensi, oggi l’intraprendente spirito imprenditoriale della capitale ha dato vita ad un numero impressionante di start-up basate su idee originali,sempre diverse, il che non fa che attirare ogni giorno giovani professionisti da tutto il mondo.

E’ difficile descrivere quello che sta succedendo a Berlino, quel che è sicuro è che l’atmosfera qui è elettrica e il futuro dell’Itech è spuntato dalle macerie del muro.

Giovanna Avino web writer freelance della piattaforma di lavoro online twago.

Sergio Gandrus

sono consulente informatico di Napoli.
Sono stato freelance dal 2005 al 2016.
Da marzo 2016 lavoro presso Pushapp come backend developer.
Programmo in ambiente LAMP e lavoro quotidianamente con WordPress, Joomla!, vBulletin e osCommerce.
Realizzo app mobile con PhoneGap/Cordova.
Sono papà e marito. Nel (poco) tempo libero mi piace leggere, il buon vino e viaggiare.

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